sommersi&sconosciuti

lunedì, luglio 18, 2005

Abitacolo di Jerzy Kosinski
Longanesi 1982



Quando, nel 1983, lessi per la prima volta "Abitacolo" di Jerzy Kosinski, avevo vent'anni. L' ho riletto poco tempo fa e l'impressione è sempre la stessa. Vorrei esserne il protagonista. E' la storia di Tarden, ex agente dei servizi segreti di un non precisato paese dell'est. Tarden ha visto e fatto cose terribili. E' fuggito dal suo paese, portandosi dietro informazioni preziose e soprattutto, cancellando ogni traccia della sua esistenza. Tarden non esiste più. Esiste un ricco cittadino del mondo, con dozzine di passaporti e identità diverse. Con case nelle più grandi città e depositi bancari nelle banche più importanti. Un distruttore di certezze che si aggira in città, sconvolgendo la vita degli altri. Tarden entra così, per caso, nella quotidianità delle persone cambiandone in bene o in male il destino. Può fotografare per caso un incidente e spedire molti anni dopo la foto dell'ultimo istante di vita della vittima, alla famiglia, creando nuovo dolore ma permettendo di rintracciare il pirata della strada. Illudere una prostituta fotografandola e pagandone il prezzo per notti intere, facendole credere in un futuro da modella e scappare appena minacciato dal protettore. E vendicarsi dello stesso, facendolo uccidere dalla polizia con una geniale messinscena.
Tarden è uno squallido benefattore. A volte salvatore, a volte codardo e traditore. Kosinski annota freddamente le sue imprese. Nel romanzo ci sono poche notizie sui luoghi dove si svolgono i fatti. I vari episodi sono narrati partendo da un ricordo di Tarden per un particolare, un dettaglio, che dà l'inizio alla storia. Centrale, nel romanzo, è l'episodio che vede coinvolto lo scrittore Anthony Duncan. Leggerlo a distanza di tempo e dopo la scomparsa di Kosinski, inquieta.
Duncan, è uno scrittore di spionaggio piuttosto famoso. Autore di quattro libri, di cui solo il primo è stato un successo. Lo scrittore e il suo agente letterario inscenano prima dell'uscita dell'ultimo romanzo, una specie di sequestro. Lo scrittore, siamo in tempi di guerra fredda, scompare alla frontiera tra Danimarca e Germania dell'Est, sembra, mentre sta cercando notizie per la stesura del nuovo romanzo. Si mobilitano le ambasciate. Tarden, introdottosi come fattorino, nella casa editrice, scoprirà il piano dello scrittore e obbligherà l'editore ad annunciarne il ritrovamento, smentendo le voci di un eventuale cattura da parte della polizia tedesca. Anthony Duncan, verrà poi trovato morto in auto, vicino al confine.
Ripercorrendo questo episodio, a distanza di anni, non ho potuto non pensare alla fine di Kosinski, suicidatosi, soffocato con un sacchetto di plastica. Non ho potuto non pensare alla sua incredibile ascesa nella scena letteraria americana, lui scrittore di madre lingua polacca, vincitore dei premi più ambiti per un letterato di lingua inglese. Il suo successo a Hollywood, come sceneggiatore del suo "Presence" da cui è tratto il film "Oltre il giardino". La sua fama di playboy, narrata in modo incredibile da Robert Coover in una intervista, dove racconta che, presente insieme a Kosinsky, alla consegna di un premio letterario, si divertiva a scommettere con altri colleghi, su quante signore della giuria sarebbero finite nella sua suite d'albergo. Le voci che egli non fosse l'autore dei suoi libri, ma che le sue storie, le sue idee, scritte in polacco, sarebbero state aggiustate e riadattate all'inglese, da uno sconosciuto, poi scomparso nel nulla.
Forse questo sconosciuto era Tarden. Forse l'autore è stato creato dal personaggio. Forse il personaggio si è fatto beffe di tutti, costruendo il prototipo dello scrittore famoso da jet-set, per poi distruggerne la fama. Ascesa e caduta, si usa dire. E che il copione andasse rispettato lo conferma il fatto che Kosinsky, per pochi minuti, perse l'aereo che lo avrebbe portato a casa di Sharon Tate, proprio la sera del massacro. Forse Tarden aveva previsto anche questo.

(Andrea Morelli)

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